A Verona, il nome di Nicola Mazza viene associato alle residenze universitarie, alla casa famiglia, all’istituto maschile di Via San Carlo, a opere sociali. Chi ne conosce l’attività di ricercatore, di imprenditore economico e commerciale a beneficio dei fanciulli poveri?
Nel cuore di Veronetta, le sorelle laiche di Don Nicola Mazza custodiscono un museo che è un incanto per gli occhi, nel ricordo amorevole del loro fondatore. Un piccolo museo, testimonianza della trasformazione della società veronese agli albori della rivoluzione industriale, dell’evoluzione della bachicoltura nell’’800 e dello sviluppo dell’industria serica a Verona.
Don Nicola Mazza, figlio di un commerciante di seta è nato nel 1790 quando ancora Verona apparteneva alla Serenissima Repubblica di Venezia; dopo esser diventato prete, cercò di muoversi in quella società in pieno fermento per aiutare i figli dei poveri. E’ vissuto in un periodo di vera tormenta per la città: l’occupazione francese con Napoleone Bonaparte, la divisione di Verona tra francesi e austriaci, poi la dominazione austriaca durata fino al 1866 su tutta la città. Epoca di guerre, di carestie e di miseria per le classi sociali più basse!
In questa società in piena evoluzione per i continui e bruschi cambiamenti politici, per le nuove tecnologie venute d’oltralpe, la borghesia veronese dimostra di voler intraprendere la strada dell’imprenditorialità: nascono piccole fabbriche, si migliorano le tecniche agricole e di allevamento. L’Accademia dell’Agricoltura Commercio ed Arti, che ha ancora sede in Via Leoncino, diventa un punto di riferimento.
Don Nicola appartiene per nascita a questo mondo imprenditoriale intelligente e lungimirante ma ha una virtù sopra le altre, l’amore per gli uomini o meglio l’amore per i fanciulli poveri che avrebbero il diritto di avere una vita dignitosa e di emergere a beneficio della società. Nel 1828 apre l’istituto femminile per distogliere le ragazze dalla miseria e dalla strada, organizzandole in piccoli nuclei di tipo familiare, la Casa Famiglia. Un laboratorio di ricamo affidato alla maestra Anna Fattori preparava professionalmente le fanciulle, Caterina Failoni insegnava disegno pittura e lingue straniere. Nel 1838 inizia anche il laboratorio di fiori artificiali diretto dalle sorelle Elena e Lucrezia Cavattoni.
Contemporaneamente, Don Nicola aveva iniziato la coltivazione dei “morari” (gelsi), migliorato la riproduzione dei “cavalieri” (bachi da seta), ottenendo una seta più preziosa. I cento fornelli della sua Filanda, la più grande della città, aperta dove si trova ora Via Mazza e Via Campofiore, producevano un filato serico sottilissimo e resistente. La seta grezza veniva poi tinta con colori naturali.
I riconoscimenti non tardarono a venire per questo studioso imprenditore della Carità: l’Accademia dell’Agricoltura gli inviò un diploma dichiarandolo socio attivo per le sue ricerche sulla riproduzione e allevamento del baco da seta, sui sistemi utilizzati per filare e tingere sete preziose.
I laboratori di ricamo e di fiori produssero capolavori la cui fama arrivò fino alla Corte di Praga, all’imperatore Ferdinando I che fece grandi elargizioni a Don Nicola Mazza per un paramento “in quarto” di cui fece omaggio al papa Pio IX; a Parigi dove in occasione della mostra universale del 1855, l’imperatore Napoleone III gli firmò di pugno un diploma di merito per la lavorazione della seta grezza e per i lavori di ricamo eseguiti dalle “pocione” come era solito chiamare affettuosamente le ragazze dell’istituto femminile.
Nel piccolo museo non può mancare anche le testimonianze della venuta delle”morette e dei moretti”, fanciulli africani, ospitati, educati e preparati dal 1853 al 1857 per “salvare l’Africa con gli africani”. Partiranno con Daniele Comboni, figlio di braccianti e unico sopravvissuto di otto fratelli, educato nell’istituto per ragazzi poveri di Don Nicola che gli infuse l'amore per l'Africa e per le missioni. Durante la sua adolescenza decise di diventare sacerdote e nel 1849 giurò a Mazza di dedicare tutta la sua vita all'Africa sub-sahariana.
Daniele Comboni coniò il suo motto “O Nigrizia o morte”.
Di Daniele Comboni e del museo Africano in Veronetta parleremo la prossima volta. Per ora sappiate che, per Santa Lucia, presso l’Istituto femminile Mazza, Via Mazza, 14 sarà allestito una mostra di ricami con la possibilità di fare acquisti per i vostri regali di Natale e dove potrete visitare il museo del ricamo di cui vi ho appena raccontato.
In occasione del 180° anniversario dell'Istituto Femm. don N. Mazza si potranno ammirare i lavori artistici in seta e oro del passato e tante idee attuali per doni natalizi.
La mostra in via N. Mazza n.ro 14 è aperta dal 12 al 24 dicembre. Orario: 9-12 15-18.
Per ulteriori informazioni telefonare allo 045 803 26 19 chiedendo di Maestra Gabriella
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