IPSSAR Angelo Berti
Sabato 19 Maggio 2012

 

Dall’Unione Velocipedistica Italiana (U.V.I.) alla nascita del Touring Club (T.C.I.)


Dall’Unione Velocipedistica Italiana (U.V.I.)
alla nascita del Touring Club (T.C.I.)

di Elena Cracco

Nessun fenomeno artistico, politico, sociale, culturale, nessuna moda nasce dal nulla. La storia, è come un fiume che raccoglie e frantuma frammenti di rocce, vegetazione, costruzioni, che rotola sassi modellandoli, che abbandona ogni tanto qualche pezzo o straccio sugli argini ma lo scorrere dell’acqua ne porta via il ricordo; il fluire non cessa se non quando si avvicina alla foce e diventa mare. La sua storia si fonde e si unisce allora con la storia delle altre acque.

Oggi, il turismo è la più grande e proficua industria italiana, si parla di turismo in ogni tempo, in ogni luogo; dalla poltrona di casa, i nuovi mezzi di comunicazione ci permettono di viaggiare, di vedere, di desiderare, di decidere di andare, di comperare i biglietti, i soggiorni, i “pacchetti”. Il “fenomeno turistico” sembra sorgere dal nulla, inizia timidamente negli anni 60 ma la sua storia viene da lontano.

Nell’ Italia preunitaria i viaggi avevano un carattere puramente nobiliare, nella società postunitaria diventano espressione dell’élite borghese così come le associazioni, nate per incontrarsi tra pari.

Sembra incredibile a dire, ma il Touring Club italiano nasce alla fine dell’800 da un’associazione sportiva: “l’Unione velocipedistica”. Voglio percorrere con voi le tappe di questa trasformazione sperando di suscitare qualche curiosità.

Tra le prime forme di associazionismo, le società ginnastiche nascono con intenti patriottici, un po’ marziali, fondate su valori risorgimentali. Nel 1866, dopo un entusiasmante partecipazione a un concorso ginnico a Bellinzona, il Municipio di Milano decide la fondazione della Società Ginnastica Milanese il cui motto "Forza e Coraggio” ne diventerà il nome qualche anno dopo.

Nel 1870 viene fondato il "Veloce Club", che si sviluppa ad opera di industriali e corridori. La bicicletta è simbolo del mito del progresso, al quale si richiamano un po’ tutte le attività dell’epoca in una società che viveva il suo primo boom industriale.1 Il Veloce CIub Torinese2 oltre ad organizzare corse, si fa promotore di iniziative che contribuiscono a migliorare il movimento ciclistico nazionale: la costruzione della prima pista italiana, la pubblicazione del primo giornale di ciclismo "La Rivista Velocipedistica", l’organizzazione del primo campionato ciclistico italiano e da questa associazione esce l’idea di fondare l’Unione Velocipedistica Italiana

Il 30 agosto e il 1º settembre dello stesso 1885, si riuniscono a Como, in una sala del casinò, i rappresentanti di quindici società e tutti, durante il convegno sotto la presidenza di Ernesto Nessi, si dichiarano d’accordo sulla necessità di riunire le società italiane sotto la bandiera di una Unione Velocipedistica nazionale che funzioni rispettando uno statuto e un regolamento. Viene indetto un congresso per i giorni 6 e 7 dicembre del medesimo anno a Pavia.

Il presidente dell’Unione Velocipedistica Italiana che esce dal congresso di Pavia è il nobile Ernesto Nessi, di Como. E Como, diventa la sede del massimo ente ciclistico nazionale. Per testimoniare l’effettiva esistenza dell’U.V.I. viene fatto confezionare un lussuoso stendardo di velluto blu ricamato in oro e una stella d’argento come distintivo. Al centro un ricamo ben chiaro precisa l’anno di creazione dell’ente:: 1885.

Tutto va per il meglio fino al 1894.

Nel giugno del 1894 alcuni dissidenti: industriali come Jonhson, Bertarelli, Riva; pubblicisti come Bianchi, Carugati, Magnasco; impiegati e funzionari come Guicciardi e Citterio; un editore di musica, Ricordi; commercianti come Gorla e professionisti come Dell’Oro, Forlanini, Albrighi, Luzzatto, Fioroni, Segrè aderiscono all’invito di Carlo Citterio, un ragioniere di Milano che rappresentava nel capoluogo lombardo il Cycling Touring di Londra che si fa promotore di un club turistico in Italia.

L’8 novembre 1894, durante una colazione(quasi tutte le decisioni vengono prese davanti a tavole imbandite) nell’albergo degli Angioli ad Arona, 57 “gentiluomini” creano il Touring Club Ciclistico Italiano. Si ispirano all’associazione simile inglese fondata nel 1878 il Cyclist’sTouring Club.

I valori ispiratori del TCCI sono quelli propri della borghesia post risorgimentale: patriottismo, mito del progresso, impegno educativo delle masse attraverso l’azione, scoperta delle bellezze italiane, paternalismo. La propaganda avviene attraverso il giornale "La Bicicletta", guide, carte, annuari; il distintivo: "il Tricolore italiano incluso in una ruota di ciclo"; è perfino scritto un inno, scritto da Olindo Guerrini nel ‘900 e, lo Statuto, all’art.3 stabilisce l’apoliticità e aconfessionalità dell’associazione. Tuttavia l’azione del Touring Club Italiano non si esaurisce in scopi immediati, ma presuppone anche più larghi orizzonti ideali, e cioè la consapevolezza d’appartenere a un vasto ambito di civiltà che va oltre i ristretti confini nazionali".

I rappresentanti dell’U.V.I. si irritano anche perché fra i 57 gentiluomini vi sono soci di spicco dell’Unione come Nessi, Bertarelli e Johnson.

A questo punto l’U.V.I. dichiara guerra al T.C.C.I. che mira a far svolgere una attività turistica ricreativa, cambia politica e destina la maggiore parte dei propri introiti al cicloturismo, istituendo consolati, commissioni varie e allestendo convegni durante i quali venivano distribuite guide turistiche e pubblicazioni varie.

Al congresso di Verona nel 1896, allarmati per quanto stava accadendo e per evitare il totale fallimento, i dirigenti delle società, U.V.I. prendono la decisione di abbandonare il cicloturismo. Un anno più tardi, preoccupati della creazione di un sindacato corridori che sembra deciso a staccarsi dall’U.V.I. allo scopo di rilanciare l’attività agonistica, al congresso svoltosi a Genova eleggono nuovi dirigenti disposti ad ignorare le polemiche con i dirigenti del nascente TCCI.

L'Unione decide sin dal Congresso di Verona del 1896 di dedicarsi principalmente all'attività agonistica. Le due strade si separano definitivamente..

Il Touring Club diventa subito operativo, fa installare cassette di riparazione e pronto soccorso medico lungo le strade, destinate ai ciclisti collabora alla stesura dell Primo Regolamento di Polizia Stradale, avvia la realizzazione e l’impianto di cartelli stradali turistici, contribuisce all’abbellimento delle stazioni ferroviarie e già nel 1895 pubblica la Guida Itinerario dell’Italia e alcune strade delle regioni limitrofe.

Il Touring Club avverte chiaramente fin dalle origini il problema delle strutture di accoglienza e si organizza in modo da poter contribuire a risolverlo. Fondata la Commissione Miglioramento Alberghi, essa nel 1904 pubblica un opuscolo indirizzato agli albergatori in cui si precisa “come si dovrebbe fabbricare un albergo nuovo e come si potrebbe migliorarlo, se vecchio”. Nel 1906 organizza la mostra-concorso per camere d’albergo. Si avvia a fare molte cose per il patrimonio italiano con la collaborazione di grandi uomini come Luigi Vittorio Bertarelli che collabora alla nascita e allo sviluppo del Touring Club Italiano, quale strumento di educazione al rispetto dell'ambiente e alla conoscenza delle realtà diverse da quelle in cui si vive. Il motto, "Viaggiare per conoscere, conoscere per capire" riassume la filosofia del Touring.

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